Il vecchio Istituto Nautico di Lussìn: diventerà un albergo

Sulla mailing-list multilingue Istria-Talks viene segnalato che il cadente edificio dell’ex Nautico di Lussìn - Lussino - Lošinj è stato comprato da un business man di Spalato - Split e che sarà ristrutturato per farne un albergo di lusso. Le informazioni sono basate su un articolo del Vecernji List. Gli utenti della mailing-list spiegano che tutti i proprietari precedenti erano di Zagabria, compreso uno chiaramente collegabile a circoli criminali. Secondo il vecchio piano urbanistico l’edificio avrebbe dovuto diventare un museo. Ora il nuovo piano urbanistico permetterà la trasformazione in albergo. Secondo gli utenti della mailing list questa destinazione farà perdere per sempre un pezzo della storia di Lussìn.

Il Nautico di Lussìn è un posto mitico per molti dei vecchi lussignani, della diaspora e rimasti sull’isola. Diverse pagine di libri scritti dalla diaspora lussignana sono dedicate a questo edifico dove si sono formati numerosi marittimi lussignani. Molti degli attuali isolani, croatofoni e italofoni, considerano il nuovo Nautico creato negli ultimi decenni come un degno erede del vecchio ‘Nazario Sauro’.

Questa è una delle diverse foto che ho scattato lo scorso estate all’edificio del vecchio Nautico, quando stavo conducendo una ricerca sull’isola sull’identità dei lussignani rimasti:



Top of the (Euroregional) Pops

Il primo triestino dell’anno, il Sandi discendente della casata dell’osmizza Ferfoglia di Piščanci, deve cedere il passo in termini di nazional-popolarietà d’inizio 2009 allo sposalizio di Daria Illy - immortalato dagli obbiettivi de Il Piccolo. Ecco i tre scatti meo:

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Parlar in lingua

Nel suo “A Linguistic History of Venice”, Ronnie Ferguson, direttore del Dipartimento di Lingue Moderne all’Universitá di Saint Andrews, spiega come la convizione generale che la parlata veneziana sia un dialetto della lingua italiana sia di fatto errata.

Ne parla un’interessante recensione del Times Literary Supplement.

Secondo Mr Ferguson, al contrario dell’italiano, che, come noto, é una lingua “artificiale” creata a partire dal vernacolo toscano, il dialetto veneziano si sarebbe sviluppato direttamente dal tardo latino parlato nel Nord Est della penisola italiana e avrebbe quindi diritto a essere considerato un lingua a sé (anche se non esiste, ad esempio, un’ortografia standard).

Inoltre, il veneziano sarebbe molto piú influente, nel contesto internazionale, dell’italiano stesso. Roderick Conway Morris, autore dell’articolo su TLS, porta ad esempio numerose parole importate dal veneziano all’inglese: “artichoke, arsenal, ballot, casino, contraband, gazette, ghetto, imbroglio, gondola, lagoon, lido, lotto, marzipan, pantaloon, pistachio, quarantine, regatta, scampi, sequin and zany” (alcune di queste pero’ sono in effetti parole originariamente arabe o persiane - vedi artichoke, pistachio o arsenal - importate poi nel dialetto)

Senza dimenticare l’ormai globale “Ciao” che deriva dall’antico ossequio “S’ciao (vostro)”…

Il resto dell’articolo e le informazioni sul libro li trovate qui.

Po’ cussi la ga ditta sior Ronnie, e cussi mi ve la conto…

Bilancio di fine anno

A grande richiesta, le 5 cose che hanno fatto il bene dell’umanità tutta nel 2008:

5. La puntualità dei commenti di Pierpaolo
4. La festa della Lega in Piazza S. Antonio, con tanto di padanissime danzatrici del ventre
3. La Granbassi da Santoro
2. La zona di via Madonna del Mare, che somiglia sempre più al Greenwich Village
1. Dave Eggars (cioè, sono io che l’ho scoperto solo nel 2008, ma credo che valga comunque)

E quelle che ne hanno fatto il male:

5. Il “se po’ fa”
4. La compagna Luxuria
3. La passione del mio cane per Obama (mezza labrador nera di sei mesi con padrone di chiare origini trevigiane)
2. I legamenti di Granoche
1. Il buco nero che non s’è inghiottito Ginevra

Il passato nascosto dal futuro (… auguri per un buon 2009 da Bora.La!)

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La percezione della fine del confine tra Italia e Slovenia: i dati Corecom/Swg

Pubblichiamo, grazie a Franco Del Campo del Corecom, il file ppt della ricerca “Microstorie affollano il confine”. Si tratta del riassunto dei dati di un sondaggio condotto telefonicamente da Swg tra la popolazione delle zone confinarie di Trieste e Gorizia in Italia e di Nova Gorica e Koper - Capodistria in Slovenia. Di seguito il testo riassuntivo di Del Campo e alcune schede coi dati tratte dal file ppt.

La scomparsa dei confini in un territorio che è stato segnato drammaticamente da due guerre mondiali e dalla ‘cortina di ferro’ , è un fatto di grande rilevanza storica. In questa prospettiva il Corecom FVG – che da tempo promuove la comunicazione transfrontaliera - ha ideato un progetto di arte pubblica e relazionale intitolata “microstorie affollano il confine” che si è concluso con un convegno che ha voluto raccogliere e mettere a confronto testimonianze e memorie, in una prospettiva storica che conservi la dimensione umana e personale.
Il progetto è arricchito da un’indagine che ha cercato di capire come percepiscono e vivono la nuova realtà, frutto della comune adesione all’Unione Europea, i cittadini italiani e sloveni che sono nati e vissuti con il “confine dentro”. Prosegui la lettura ‘La percezione della fine del confine tra Italia e Slovenia: i dati Corecom/Swg’

Stankiewicz: “Il canale tv franco-tedesco Arte: verso un media transnazionale?”

Pubblichiamo l’intervento a Mittel Media dell’antropologo Damien Stankiewicz, della New York University. Damien ha condotto circa un anno di fieldwork all’interno del canale televisivo franco tedesco Arte. Il video dell’intervento di Damien è spezzato in tre parti: clip 1 (vedi anche sotto) e clip 2.

Questo è l’abstract dell’intervento:
Il canale televisivo franco-tedesco ed europeo, “ARTE”, oggi al suo quindicesimo anno di esistenza, è basato su uno statuto che lo obbligherebbe ad una programmazione mirata a “unire le genti europee”. Ciononostante, i produttori e i responsabili dei programmi ad ARTE si trovano a dover fronteggiare una serie di sfide concrete nel creare programmi televisivi che siano interessanti sia per gli audience francesi che tedeschi. Cos’ha da dire lo staff di ARTE su queste sfide e differenze tra le sensibilità francesi e tedesche? Come può ARTE aiutarci a comprendere le prospettive per uno spazio mediatico trasnazionale? Damien Stankiewicz, un antropologo culturale che ha completato un anno di fieldwork ad ARTE, riporta un paio di aneddoti dai corridoi e dalle stanze di montaggio di ARTE.

Robe de cesa (traduci la stampa slovena / 2)

Beh, el atuale titolo de apertura de Vecer (xè comunisti anche lori?) xè facile:
A Santo Stefano la benedizione dei cavalli.
Dopo inizia a esser più pupoli. El sototitolo inizia con una roba del tipo:
Quest’oggi nella chiesa cattolica celebrano l’onomastico di Santo Stefano, che è stato diacono, primo martire [omissis] e anche protettore dei cavalli e di tutti quelli che operano coi cavalli.

Dopo continuè voi, che zà cussì ghe go messo bastanza.

Su Vecer volaria dir, che: me par una apertura del quotidiano che xè ssai da baxabanchi.
Ou, intanto: auguri a tutti eh.

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Il file pdf della presentazione di Risch, su IllyWords, a Mittel Media

Eccola qua:

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Ah, questi scrittori fastidiosi…

C’erano una volta letterati ben diversi da quelli odierni. Gente che scriveva versi nel piccolo della propria libreria, pubblicando a ciclostile, senza rompere le scatole ai manovratori, spesso nell’anonimato fino a ben dopo la triste dipartita. Quelli odierni, invece, tutt’altra categoria: non si sa da chi abbiano imparato, ma ogni loro parola finisce in pasto all’opinione pubblica senza che ne il tempo ne il censore riescano a metterci becco. Anzi, sono loro stessi, spesso, a proporsi in prima persona – molte volte senza alcun riguardo per le convenzioni ed i ruoli tradizionali, che vogliono i letterati a parlare di argomenti eterei ed i politici a parlare di cose terrene, tipo pane e patate. Cosa può venirne, se non bisticci e cattivo sangue?

Prosegui la lettura ‘Ah, questi scrittori fastidiosi…’




Primo Piano


Un sondaggio tra le popolazioni di Trieste, Gorizia, Nova Gorica e Koper - Capodistria propone le opinioni dei cittadini sul confine che non c’è più. L’analisi di Del Campo e tutti i dati


Veit Heinichen si è espresso in modo “men che ossequioso” nei confronti della classe politica locale. E con lui il carinziano Janko Messner e il triestino Boris Pahor